L’infezione che era un tempo molto più frequente è attualmente un evento molto più raro per l’impiego di corrette procedure di profilassi ambientale in sala operatoria e per l’impiego di efficaci profilassi antibiotiche.

Nonostante ciò il rischio di infezione è valutato intorno a 0,5-1% negli impianti di protesi d’anca, a 1-2% nelle protesi di ginocchio e forse maggiore in altri tipi di protesi quali spalla o caviglia. I microrganismi più spesso coinvolti in questo tipo di infezioni sono gli stafilococchi (Stafilococco aureo o Stafilococchi coagulasi-negativi), ma sono possibili infezioni anche da altri germi Gram positivi come streptococchi o enterococchi o Gram negativi (enterobacteriaceae, Pseudomonas). Questi microrganismi possono sempre più frequentemente presentare delle resistenze agli antibiotici il che rende particolarmente difficile il trattamento. Ma la principale difficoltà è rappresentata dal fatto che i microorganismi tendono ad aderire molto precocemente e tenacemente al corpo estraneo rappresentato dal materiale di cui è fatta la protesi. Una volta “agganciati” a questo materiale molti microrganismi hanno la capacità di produrre un materiale polisaccaridico (il glicocalice) capace di proteggerli dagli antibiotico e da anticorpi e macrofagi dell’ospite.   

Infezioni protesiche

Questo fatto implica che il trattamento dell’infezione protesica sia quasi invariabilmente costituito da una associazione di terapia antibiotica e chirurgica poiché è da considerarsi pressochè impossibile eradicare una infezione di tale specie con il solo trattamento antibiotico. 

Infezioni protesiche

La figure riporta le possibili strategie terapeutiche applicabili al trattamento delle infezioni protesiche. Il trattamento di prima scelta in quasi tutti i casi, che garantisce i migliori risultati in termini di eradicazione dell’infezione, è rappresentato dalla rimozione della protesi infetta, seguita da un opportuno trattamento antibiotico (secondo gli schemi più comunemente impiegati non inferiore alle 6-8 settimane) e quindi dal reimpianto di una nuova protesi. 

Infezioni protesiche
Questo schema di trattamento consente di ottenere un successo in percentuali molto variabili (molto dipende dalle condizioni del paziente, dalla durata dell’infezione e dal tipo di microrganismo coinvolto). In generale i dati più accreditati riportano una percentuale di successi globale intorno al 70-80%. Talora al posto della protesi rimosa viene impiantato uno spazientore in cemento, eventualmente arricchito con antibiotici, che ha una funzione principale meccanica (maggiore comfort per il paziente e migliori condizioni anatomiche al momento del reimpianto) e una accessoria costituita dalla cessione di antibiotico in sede.
Infezioni protesiche
Una alternativa può essere costituita dalla rimozione della protesi e dal suo reimpianto durante lo stasso intervento. Tale procedura, che può essere molto utile specie in pazienti anziani o debilitati, per evitare due interventi e limitare al minimo l’immobilizzazione, ha tuttavia una percentuale di successi inferiore e, a nostro avviso, deve essere riservata a casi selezionati.
In alcuni casi può essere tentato un salvataggio della protesi mediante una pulizia chirurgica ed una terapia antibiotica prolungata. Questa strategia rappresenta una prima scelta unicamente in pazienti con infezione insorta da poco tempo. In questo caso i risultati sono piuttosto buoni, mentre in infezioni insorte da tempo i risultati sono piuttosto insodisfacenti. Tuttavia, anche in questo caso, una terapia antibiotica soppressiva può essere proposta a pazienti molto anziani, con elevato rischio operatorio o nei quali la rimozione della protesi rappresenterebbe una definitiva perdita della deambulazione. In questi casi, a patto che la protesi sia stabile e la diagnosi microbiologica accurata, si possono ottenere risultati soddisfacenti, non nel senso di eradicare l’infezione, ma consistenti nel garantire al paziente un accettabile controllo di questa mantenendo una autonomia nella deambulazione. Infezioni protesiche
In casi in cui l’infezione non sia dominabile, nonostante un trattamento adeguato, il reimpianto della protesi è senz’altro sconsigliato. Si ricorre pertanto a strategie di ripiego quali l’artroplastica (nell’anca), l’artrodesi (ginocchio) o, in casi fortunatamente rari, all’amputazione dell’arto. In particolare l’artrodesi di ginocchio rappresenta una possibilità in grado di garantire un soddisfacente grado di funzianalità permettendo la risoluzione di infezioni altrimenti non eradicabili (vedi per i dettagli la sezione sulla fissazione esterna). In conclusione il trattamento dell’infezione protesica rappresenta una sfida difficile, comporta periodi lunghi ed è gravato da un elevato rischio di insuccesso. Per tale motivo si va via via radicando la convinzione che debba essere riservato a strutture in grado dipoter contare su team multidisciplinari e particolarmente esperti. Infezioni protesiche
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GAP II è un sistema per l’archiviazione di dati clinici e chirurgici di pazienti sottoposti ad interventi di chirurgia protesica di anca, ginocchio e spalla.